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Guarda che lune: la sonda Juno su Giove per altri cinque anni

29 gennaio 2021. Avventuroso viaggio della sonda Juno intorno a Giove durerà altri cinque anni. Lo ha deciso la Nasa, madre della missione, dopo aver consultato un team di scienziati indipendenti che ha sancito l’importanza dei risultati raggiunti finora e raccomandato di andare avanti. E allora si prosegue, cercando di svelare i misteri del gigante gassoso, sulle tracce dell’origine del Sistema Solare. La novità dell’estensione della missione è che non sarà più solo Giove oggetto di studio, ma anche le sue lune.  Sulla missione Juno volano anche due strumenti italiani, KaT e Jiram, che hanno contribuito a rivelare caratteristiche ignote di Giove. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Sindoni dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), responsabile di progetto per Jiram.  “Giove è un pianeta fortemente composto da nubi, turbolenze, vortici, cicloni, è un pianeta in tempesta. Vedere cosa c’è sotto la coltre di nubi non è banale– spiega Sindoni-. Noi italiani abbiamo lo strumento adatto per farlo. Si chiama KaT: utilizza un sistema particolare di microonde e ci permette in modo indiretto di capire come è fatto Giove. A bordo di Juno c’è anche un altro strumento italiano, Jiram, uno spettrometro nell’infrarosso. Ci permette di vedere la luce emessa dal pianeta nelle sequenze dell’infrarosso, una luce invisibile all’occhio umano emessa da corpi caldi. Attraverso lo studio di questa luce infrarossa siamo in grado di capire la composizione chimica dell’atmosfera di Giove. Sappiamo che Giove è un pianeta gassoso- ricorda Sindoni-, non siamo certi che ci sia un nucleo solido al suo interno. È formato da idrogeno ed elio, come il nostro Sole, e poi ci sono elementi meno concentrati come acqua e metano, e altri ancora. Lo strumento italiano Jiram è riuscito per primo a scoprire l’esistenza di strutture cicloniche gigantesche nei poli di Giove. Queste strutture sono stabili, stanno sempre nello stesso posto e permangono per anni. Questa è un’enorme scoperta che noi italiani abbiamo fatto attraverso la missione Juno”.  Proprio in virtù di scoperte come questa il viaggio di Juno prosegue. La missione, partita nel 2011 e arrivata nell’orbita di Giove dopo cinque anni di viaggio, continuerà a studiare non solo il pianeta, ma anche le sue lune. “Juno è stata progettata per studiare Giove e segue un’orbita polare, cioè che si avvicina molto al pianeta. Gli strumenti a bordo sono però in grado di studiare anche le lune, che non erano tra gli obiettivi principali. Parliamo di quelle galileiane,  Io, Europa, Callisto e  Ganimede– specifica Sindoni, a colloquio con la Dire-. Occasionalmente ci si avvicina a questi satelliti e gli strumenti sono in grado di studiare questi corpi, lo abbiamo visto in passato. Quando ci siamo accorti che eravamo in grado di ottenere risultati scientificamente rilevanti abbiamo deciso di proporre durante l’estensione degli studi mirati. Faremo piccole modifiche nella traiettoria del satellite per avvicinarci il più possibile alle lune. Questa è la grande novità“.  Lo studio delle lune farà da apripista anche per la strada che percorrerà la missione Juice dell’Agenzia spaziale europea (Esa), il cui lancio è previsto per il prossimo anno con arrivo nel 2028. Raccoglierà il testimone di Juno, che, alla fine della sua vita operativa si schianterà tra le nebbie di Giove per disintegrarsi senza rischio di contaminare altri corpi celesti. “Giove è considerato lo spazzino del Sistema Solare. Quello che forse non tutti sanno è che Giove ci protegge da tanti asteroidi: essendo così grande riesce a attirare gravitazionalmente oggetti potenzialmente pericolosi, che poi cadono all’interno di Giove e si distruggono”. Così sarà anche per Juno, da cui però, prima di allora, aspettiamo ancora tante risposte.


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