ASI TV | Un tuffo attraverso i geyser di Encelado - Intervista a Charles Elachi
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Siamo in compagnia di Charles Elachi, direttore del JPL NASA di Pasadena. Iniziamo parlando di Cassini, una missione che lei conosce molto bene, dato che lei è stato il team leader del radar Titan. Il 28 ottobre Cassini effettuerà un sorvolo molto ravvicinato di Encelado, passando a soli 49 km dalla superficie ghiacciata della luna. Sul vostro sito l’avete definito un ‘flyby storico’. Perché? Cosa succederà? Con Cassini abbiamo effettuato diversi flyby vicino Encelado. Encelado è particolarmente interessante perché vediamo geyser che emettono materiale in superficie e riteniamo che le particelle che osserviamo in questi geyser provengano da un oceano che si trova sotto la superficie. Una questionechiave è: di cosa sono fatte queste particelle? C’è materia organica? Ciò che rende unico il flyby del 28 ottobre è che Cassini volerà alla minima distanza di sempre dalla superficie della luna passando attraverso i geyser, scendendo fino a circa 48 km sopra la superficie. La ragione per cui è importante è che più ci avviciniamo alla superficie di Encelado, più abbiamo la possibilità di rilevare molecole pesanti. Nel momento in cui le particelle fuoriescono, quelle più pesanti non raggiungono grandi altezze, le particelle leggere vanno in alto mentre quelle pesanti rimangono nei livelli più bassi. Ci auguriamo che questo sorvolo possa consentirci di misurare grani pesanti ed eventualmente molecole organiche. Si tratterà del sorvolo alla minima distanza da Encelado e sarà l’ultimo passaggio a quell’altezza durante il quale potremo entrare dentro i geyser dato che ci rimane ancora un solo flyby di Encelado, previsto per dicembre, ma sarà ad un’altezza maggiore. Potremo 'vedere' se l’oceano di Encelado ospita gli ingredienti della vita? Non sappiamo se individueremo tracce riconducibili alla vita ma visto che crediamo che ci sia un oceano, ci sono buone probabilità che esista una qualche forma di attività legata alla vita in atto in quell’oceano liquido. Se ci sia un qualsiasi elemento di vita presente in quei geyser, non possiamo saperlo. Questo è ciò che rende eccitante l’esplorazione, c’è sempre qualcosa che può sorprenderci. Ciò che verrà misurato precisamente è la composizione delle particelle, non abbiamo un laboratorio biologico su Cassini per identificare direttamente la vita, quello che sarà rilevato è la sintesi delle molecole, il tipo di molecole, fornendoci un indizio su cosa c’è nell’oceano, ma non una misurazione diretta della vita. Ci sono molti luoghi nel nostro sistema solare dove potrebbe essersi sviluppata la vita in una qualche forma, pensiamo a Marte, Encelado, Europa. Cosa succederebbe se ne trovassimo traccia, se facessimo la 'grande scoperta'? La ricerca di vita nel nostro sistema solare è uno dei principali obiettivi del programma di esplorazione degli Stati Uniti. Se dovessimo rilevare tracce riconducili alla vita sarebbe una scoperta fondamentale, probabilmente la scoperta del secolo. I luoghi in cui è più probabile che si sia sviluppata una qualche forma di vita, in tempi passati o nel presente, sono ovviamente quelli che ospitano oceani, oggi o in passato. Al momento siamo abbastanza sicuri che vi sia un oceano sotto la superficie di Encelado e di Europa. Uno degli obiettivi della missione Europa è proprio 'guardare' attraverso i ghiacci di Europa per determinare l'eventuale presenza di oceani e successivamente, non nel breve termine, diciamo entro dieci, vent'anni, perforare la superficie ghiacciata e far scendere un sottomarino dentro l'oceano. E poi c'è Marte. Nel caso di Marte, non sono presenti oceani oggi, ma crediamo che in passato, qualche miliardo di anni fa, vi fossero oceani di acqua liquida sulla superficie di Marte. Ciò che stiamo cercando su Marte non sono tracce di vita presente, ma passata, che potrebbe essere esistita due o tre miliardi di anni fa. Perché crediamo che se in passato erano presenti oceani è possibile che si siano avviati i processi alla base della vita e la domanda è: dov'è quella vita oggi? Potrebbe trovarsi sotto la superficie oppure, quando il ghiaccio si scioglie, nell’acqua che si trovi a scorrere sopra la superficie. E' un tipo di ricerca un po' diversa, cerchiamo segni riconducibili alla vita proveniente dal passato. E' ciò che sta facendo il rover Curiosity ed è ciò che faranno le nostre prossime missioni, comprese quelle di 'sample return' che prevedono di riportare sulla Terra campioni di roccia per vedere se vi sono tracce o frammenti di vita provenienti da antichi oceani


ASI Agenzia Spaziale Italiana, 2015