ASI TV | I droni dello spazio
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“L’astronave era circondata dallo spazio nero profondo”. Lo dice il protagonista del film di Herzgog The Wild Blue Yonder, del 2005, in cui un alieno racconta il viaggio della sua navicella nello spazio ignoto. Oggi è proprio l’esplorazione dello spazio profondo uno degli obiettivi principali dell’agenda della NASA. Che punta a mandare il primo uomo al di fuori dell’orbita terrestre e oltre la Luna, passando per gli asteroidi fino a raggiungere Marte nel 2030. Ma a differenza degli astronauti di Herzgog, lanciati allo sbaraglio nei misteri dello spazio, i nostri avranno tutti gli strumenti per sapere che cosa aspettarsi là fuori. Questo sarà possibile anche grazie a una nuova generazione di satelliti il cui utilizzo come esploratori dello spazio profondo è in via di test. Il loro compito sarà quello di andare in avanscoperta aprendo la strada all’esplorazione umana del deep space. Si tratta di CubeSat, la famiglia di satelliti nani che per funzioni e dimensioni ricordano l’aspetto di droni. Droni dello spazio, non più grandi di una scatola da scarpe. Ciascuno con a bordo un peculiare e sofisticatissimo strumento di indagine. Sono tredici i CubeSat scelti dalla NASA per debuttare nell’esplorazione dello spazio profondo. La squadra di satelliti partirà alla fine del 2018 durante l’Exploration Mission 1 (abbreviata EM-1) a bordo del veicolo spaziale Orion, al suo secondo volo di collaudo senza equipaggio. Orion, al momento in fase di sviluppo, sarà successivamente utilizzato per l’esplorazione umana degli asteroidi e degli spazi cislunari, in vista del futuro sbarco su Marte. EM-1 sarà dunque la prova generale per la prima missione con equipaggio, inaugurerà il nuovo Space Launch System messo a punto dalla NASA e segnerà il primo utilizzo dei Cubesat lontano dall'orbita terrestre. L’agenzia spaziale americana ha effettuato una lunga selezione per scegliere i tredici satelliti destinati a questo importante compito. Tra loro ce n’è anche uno che parla italiano: si chiama ArgoMoon ed è l’unico selezionato dalla NASA tra quelli proposti a livello europeo. Intervista Mascetti. Il progetto ArgoMoon è coordinato dall’Agenzia Spaziale Italiana, e il nano satellite sarà interamente progettato e realizzato dall’azienda ingegneristica italiana Argotec. Un nome che già si era fatto conoscere nel settore aerospaziale per aver prodotto il “cibo cosmico” di Samantha Cristoforetti e per aver portato in orbita una speciale macchinetta per il caffè espresso Ma questa nuova avventura sarà molto diversa: ArgoMoon scatterà foto significative della missione EM-1 e testerà innovativi sistemi di comunicazione. Intervista Avino. Oltre all’italiano ArgoMoon, tra gli altri CubeSat selezionati dalla NASA c’è Lunar IceCube, che arriverà quasi a sfiorare la superficie della Luna in cerca di tracce di ghiaccio. BioSentinel spedirà invece lieviti oltre l’orbita terrestre, per misurare l’impatto delle radiazioni dello spazio profondo su organismi viventi. Tutti insieme, i tredici CubeSat costituiranno un’opportunità unica per la ricerca sui nano-satelliti a costi sempre più contenuti. Le dimensioni di questi droni spaziali, unite alla possibilità di utilizzare alcune componenti commerciali, rendono infatti la tecnologia CubeSat altamente conveniente. È proprio la logica low cost che ha guidato fin dall’inizio il progetto CubeSat, nato per la prima volta alla fine degli anni ’90 nell’ambito di un corso universitario con l’obiettivo di progettare micro-navicelle spaziali. Il primo satellite nano partì nel 2003, grazie al programma di lancio russo Eurockot. Da quel momento, nei successivi dieci anni, altri 75 CubeSat furono messi in orbita. L’esperimento forse più significativo è stato quello che ha visto il rilascio attorno alla Stazione Spaziale Internazionale di una trentina di nano satelliti, che hanno catturato immagini ad altissima risoluzione della Terra. Con i nano-satelliti di Orion l’esplorazione continua: datemi un cubesat e conquisterò lo spazio.


ASI Agenzia Spaziale Italiana, 2015